Intervista a Tommaso BOSI

Oggi incontriamo Tommaso BOSI a cura di Giulio Buonanno ©  Riproduzione riservata

 

 

 

Breve biografia:

Tommaso Bosi, 24enne romano laureatosi alla triennale di ingegneria gestionale presso l’università degli studi di Roma Tor vergata, continua tutt’ora i suoi studi presso la magistrale in ingegneria dell’automazione a Roma tre.

Appassionato di astronomia, fisica e filosofia, si è dedicato a questo suo primo saggio breve.

Pubblicazioni: “Combinazioni”, Aletheia editore, 2018

Un nuovo libro di Tommaso Bosi dal titolo: “Combinazioni”, Aletheia editore, 2018

 

 

 

Qual è stata la scintilla che l’ha condotta a scrivere questo libro?

Come per molti progetti dai risvolti inaspettati, i miei ricordi in merito ad un ipotetico inizio rimangono alquanto confusi e non mi consentono di individuare un determinato istante o avvenimento che definisca un blocco di partenza. Il libro nasce da un impegno che mirava a fini assolutamente modesti, ma relativamente significativi. Mi spiego meglio: in principio la mia esigenza non coincideva tanto con l’idea di condivisione, quanto con la volontà di riportare su carta delle riflessioni che avevo maturato negli anni addietro, e che, apparentemente, ritenevo sconnesse tra loro, col fine di assaporarle nuovamente in un futuro prossimo e riscontrare degli eventuali mutamenti nel mio pensiero. Un lavoro fine a sé stesso, che doveva avere come unica funzionalità il confronto tra punti di vista assunti in momenti diversi della mia vita. Le colonne portanti del ragionamento che formulai successivamente nel mio scritto erano il risultato di una solitudine positiva volutamente accolta, più che di un isolamento forzato. Se fino ad allora avevo mosso la mia ricerca di conoscenza unicamente verso ciò che era al di fuori, adesso avevo necessità di concentrarmi su ciò che era al di dentro, poiché lo studio di sé stessi è il metodo più difficile, il più insidioso, ma anche il più fecondo. Negli anni a venire, decisi di rinunciare a gran parte del tempo che solitamente avevo dedicato alle relazioni umane, per recuperare quella confidenza col mio Io che si era andata via via affievolendo col passare del tempo, accettando domande e dubbi che quest’ultimo presentava alla porta del mio conscio, e alle quali cercai di dare risposta. Durante questo lungo ma piacevole periodo, riuscii a cumulare le tessere del puzzle che avrebbero gettato le fondamenta per la mia opera. Il collegamento apparentemente invisibile tra i miei disordinati appunti, si fece strada con la naturalezza dello scorrere dell’acqua di un fiume e l’esplosività dell’eruzione vulcanica. Il mio libro dimorava già in quelle pagine vuote, dovevo solo liberarlo. Confermando il principio aristotelico dell’Entelechia, il fine coincise con l’inizio.

 

Di solito trae ispirazione da fatti accaduti realmente o è tutto frutto della sua fantasia?

Analizzo la realtà sfruttando un’immaginazione ponderata, plasmandola non sul “ciò che è” ma sul “ciò che potrebbe essere”. Non nego che i vari punti di partenza di cui mi servo sono quasi sempre forniti da dati reali, tuttavia, dopo essere salpato da questi porti sicuri trovo piacere nel navigare il flusso dei miei pensieri districandomi in ragionamenti induttivi ed osservando che, se un’affermazione risulta valere per una realtà k, allora potrebbe valere anche per una realtà più complessa k+1. Questo per dire che attribuisco pari valore alla realtà immanente quanto a quella trascendente, cercando di mantenere nelle ricette delle mie riflessioni un buon bilanciamento tra le due, un equilibrio dinamico. Immaginazione pura o sterile speculazione della realtà, non hanno mai fatto parte della mia persona.

 

Ha dei punti di riferimento letterari?

“Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar. Libro biografico/filosofico, che tratta tuttavia di quella filosofia utile, antica, maestra di vita e perciò satura di instruzioni, di un modus vivendi. Modus vivendi che deve essere contemplato ed analizzato con gli “occhi dell’aquila” ma vissuto con “quelli del serpente” nietzschiani, in modo tale da assaggiarne i sapori ed eventualmente, far proprie le ricette. Parlo di filosofia “utile”, poiché vorrei muovere una piccola critica a gran parte dei filosofi moderni, i quali tendono ad esporre i propri pensieri, le proprie tesi, utilizzando un linguaggio eccessivamente ricercato o volutamente poco chiaro, più per nutrimento del proprio ego, che per pura volontà di comunicare. Personalmente ho sempre adottato il motto minimalista del “Less is more”. Non prediligo, d’altra parte, un particolare genere letterario. Sono debitore ad ogni scritto che ho fatto mio di un numero di informazioni, forse, maggiore di quante ne abbia raccolte nelle mie esperienze di vita. La parola scritta mi ha insegnato ad ascoltare la voce umana pressappoco come gli atteggiamenti imponenti ed immobili delle statue mi hanno insegnato ad apprezzare i gesti degli uomini.

 

Come definirebbe il suo libro?

Non reputo il mio lavoro un saggio, né tantomeno un romanzo, bensì una mia testimonianza: da “Testis” cioè prova e da “-mono” cioè uno. La prova dell’uno, o dell’individuo per come la interpreto io. Un bisogno di esprimere delle mie credenze, basandomi su ciò che ho studiato, su ciò che ho visto, su ciò che ho provato. Perché, prima del pensare, credo ci sia un sentire. Il mio intento non è mai stato unicamente quello di raccontarmi, ma anche quello di far partecipe il lettore, offrendogli eventualmente dei nuovi punti di vista. Spunti di riflessione che spero riuscirà a cogliere e dai quali possa intraprendere il proprio personale viaggio speculativo. Analogamente al comportamento dei neuroni, fulcro delle nostre capacità intellettive, ho cercato di creare un cluster completo tra me e chiunque voglia implementare, confutare o consolidare questa mia visione delle cose, confidando nella creazione di un fenomeno a cascata.

 

Chi è stato il primo a sapere di questo nuovo libro? Se sì, Come ha reagito?

Mia mamma. E mi scuso della poca formalità espressa dal termine, tuttavia, mi vedo impossibilitato dall’affetto che provo per questa persona nell’utilizzare etichette più ricercate e “fredde”. Mia mamma rimane l’unica persona ad aver sempre riposto fiducia incondizionata nelle mie scelte. Ed è una delle poche persone che ha contribuito, nel suo piccolo, inconsapevolmente o meno, tramite i suoi gesti, le sue parole, a trasmettermi ciò di cui avevo bisogno per la stesura del mio lavoro: non una sua “via”, una sua visione delle cose, ma una domanda che mi riavvicinasse alla verità che dimora in me stesso. E se è vero che il nostro stupore si può manifestare solo nel momento in cui assistiamo ad un evento inaspettatamente positivo o negativo, allora la risposta alla seconda domanda viene da sé: la sua reazione è stata assolutamente pacata. Non puoi stupirti di ciò che eri consapevole si sarebbe avverato.

 

Cosa ritiene più importante in questo libro? Quale messaggio vuole trasmettere?

Probabilmente la parte più interessante ed incisiva del mio intero scritto, risiede nella concretizzazione finale delle mie teorie, nonché nella cura per la semplicità di espressione. Come già affermato nelle risposte precedenti, il mio rifiuto per una terminologia particolarmente ricercata deriva da una radicata concezione utilitaristica della parola scritta e da una profonda volontà di comunicazione, svincolata da qualsiasi sottointesa lode della mia persona. Reputo particolarmente rilevante il capitolo riguardante la disgregazione della coscienza globale in seguito alla dipartita dell’individuo. Capitolo che ha lo scopo di esorcizzare oggettivamente una delle più grandi paure intrinseche nell’uomo, escludendo tuttavia fantasiose conclusioni. L’immortalità delle nostre componenti microscopiche (a seguito dell’assenza del tempo nella dimensione quantistica) risulta essere un buon compromesso tra il vuoto assoluto e l’improbabile mantenimento intatto della nostra anima.

 

In quest’opera ha dato vita a un personaggio che ama particolarmente o che si avvicina molto alla sua persona?

Anche se ai più potrebbe risultare ridondante, la mia stessa opera mi ha consentito di esplorarmi, e di riportare in superficie quella vena artistica troppo spesso silenziata dagli anni universitari. Seppur al lettore risulterà non visibile, potrei definirmi il personaggio più riuscito del mio scritto, che di per sé non ha personaggi, poiché questa esperienza completamente inedita ha fatto sì che riuscissi ad affinare ulteriormente la funzionalità del mio linguaggio, dandomi modo al contempo di ergere quel collegamento necessario tra i miei appunti che ricercavo da tanto tempo. Grazie a questo libro, ho rovesciato sulla scrivania tutti i pennelli e le tempere di cui ero fornito per creare, forse, uno dei più grandi risultati di questi miei 24 anni di vita.

 

Perchè ha scelto questo titolo?

Il mio intero lavoro si fonda sul termine “Combinazioni”, e sull’assioma secondo il quale è possibile associare una coscienza non solo al mondo macroscopico, ma anche a quello microscopico. Lo stesso mondo che ci compone e che è alla base di tutta la realtà materiale osservabile. Senza entrare troppo nel dettaglio, la mia risposta parziale alla domanda “Cosa siamo?”, è: Combinazioni uniche di elementi microscopici, coscienti ed immortali. Piccola particolarità deducibile: nel titolo del libro ho voluto sottolineare il tema della “combinazione” associando ad ogni lettera, sia un carattere che un colore diverso.

 

Quanto tempo ha impiegato per portare a termine la sua opera?

Questa risposta si lega necessariamente alla prima domanda, dove avevo paragonato la manifestazione del collegamento tra le mie riflessioni, all’esplosività di un’eruzione vulcanica. Avendo già raffinato, anni addietro, le componenti non ancora interconnesse, levigando gli spigoli delle inesattezze o di sentenze troppo rigide, la composizione dello scheletro iniziale si è svolta in maniera quasi naturale, richiedendo poche settimane. Da qui, i processi di correzione, aggiustamento, eliminazione e ricerca di una terminologia adeguata, hanno richiesto qualche altro mese. Infine, mi sono dedicato all’identità visiva del mio libro, quindi all’immagine ed al packaging. Cercando di dare rilievo anche nell’aspetto esteriore, al tema della semplicità e della “Combinazione”, fondendo forma ed essenza.

 

Ha dovuto aspettare molto per pubblicarlo?

La prima stampa, che prevedeva all’incirca 300 copie, ha richiesto qualche giorno. Avendo tuttavia riscontrato il feedback positivo che tanto avevo sperato, ho intenzione di avviare tra qualche settimana il secondo ordine di copie ed il mio scritto entrerà in libreria con un suo codice ISBN.

 

Ha mai avuto intenzione di creare un sequel a partire da una sua opera? Se sì, a quale?

Muto costantemente, e con me i miei pensieri. Non nego, quindi, di ritrovarmi solo parzialmente nei concetti espressi dal me di un anno fa e di aver perfezionato ulteriormente la mia visione del mondo. E’ difficile, se non impossibile, fermare la nostra evoluzione, o involuzione che sia, e non la si può di certo eternare in delle pagine scritte. Chi crede di esserci riuscito, si è semplicemente lasciato trasportare dalla superficialità ed ha cercato di solidificare ciò che eternamente fluisce. Per rispondere esaustivamente alla domanda: non voglio forzare la mia immaginazione e le ulteriori informazioni raccolte sono troppo esigue per poter popolare un intero libro. Quindi, per ora, la mia carriera di scrittore si fermerà, e riprenderà solo quando sarò convinto di esser riuscito a trasformare delle mie ulteriori osservazioni in un nuovo plusvalore da condividere con altri.

 

 

L’ultima parte dell’intervista per conoscere meglio l’autore con domande personali.

 

Cosa le piace di più?

Amo conoscere e viaggiare. Rifiuto l’idea di costruirmi una mia comfort zone, e cerco di cimentarmi in qualsiasi campo per cui nutro interesse. Tendo a voler assaporare nuove esperienze in solitudine, cercando di cogliere tutte le vibrazioni emotive emesse dal mio Io, seppur successivamente tendo anche alla condivisione esperienziale. Non posseggo qualità innate, se non una curiosità intrinseca dalla quale mi è impossibile fuggire. Non ho mai vissuto nessuna esperienza, da cui potessi trarre insegnamento, come una perdita di tempo, seppur a detta di molti potrebbe risultare tale, poiché ho imparato in egual modo (se non di più) da osservazioni ritenute frivole così come da interi capitoli di testi universitari. Non vedo una causa o un risultato che, alla fine, sia male. Mi dedico quotidianamente all’allenamento fisico, componente che ritengo vitale (nel vero senso della parola) alla formazione della persona. L’allenamento fortifica lo spirito e la confidenza che abbiamo con il nostro corpo, estraneo a molti, ma complementare nella substantia. Sottolineo il tema dell’estraniazione dalla materia, perché credo sia giunto il momento di porre fine alla convinzione comune di una scissione tra corpo e mente. La non esistenza di quest’ultima è stata da tempo confermata anche scientificamente: l’esercizio fisico stimola infatti la produzione del fattore neutrofico cerebrale (BDNF – Brain-derived neurotrophic factor), il quale aiuta la conservazione delle cellule cerebrali e stimola la formazione di nuovi neuroni. Sono affascinato dal mondo macroscopico tanto quanto da quelle microscopico e credo che una foglia d’erba non abbia meno valore di un giorno di lavoro delle stelle. Spesso mi commuovo della saggezza e della bellezza della terra e di tutte le cose che crescono su di essa.

 

Cosa non le piace?

Tendo a provare indifferenza nei confronti di ciò che non reputo interessante. Non nutro particolare simpatia per chi, durante il suo percorso di vita, smette di sognare e per chi tende a non sfruttare la possibilità di contribuire all’evoluzione umana che ci è stata concessa, concentrandosi unicamente sui propri interessi.

 

C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?

“Se continui a fare solo quello che sai fare, non sarai mai più di quello che sei ora”. Ai più potrebbe sembrare simpatico sapere che questa citazione di cui mi faccio portavoce, è stata presa da un cartone animato: Kung fu panda. Tuttavia, tendo a guardare al contenuto più che alla forma, e se state ricercando dei buoni insegnamento di vita, vi consiglio vivamente di godervi questo fantastico film d’animazione. Tornando alla frase, la specializzazione dei nostri talenti o capacità, può sicuramente farci crescere professionalmente, ma non come esseri umani.  Diventare delle persone complete, è il più grande dono che possiamo fare agli altri, reprimere la nostra potenziale completezza è il più grande tradimento, da cui derivano tutti gli altri.

 

Quale libro che ha letto negli ultimi anni e che gli è piaciuto di più?

Non esiste libro che spicchi sugli altri in quanto a valore affettivo o puramente utilitaristico. Ogni scritto ha contribuito in egual misura alla formazione della mia persona, e negare ciò sarebbe quantomeno irrispettoso nei confronti dei vari autori, viventi e non, che si sono prodigati per imprimere e trasmettere un’essenza vitale nelle proprie opere. Grazie a questa loro volontà di condivisione, la mia vita, che si riduce realisticamente a 24 anni, virtualmente si estende a migliaia di anni: ho fatto parte della ciurma della Pequod alla caccia del gigante bianco; Ho assistito agli ultimi istanti di vita del grande Adriano e dell’arguto Socrate; Ho soggiornato per cent’anni nella cittadina di Macondo, seguendo le particolari vicende della famiglia Buendìa.

 

Cosa reputa fondamentale nella sua vita?

Mantenere integro tutto ciò che può essere associato al termine di “Anima”. Finché ciò che è al di dentro rimane moralmente intatto ed energico, qualsiasi input che proviene dall’al di fuori, si tramuta in eco, che posso scegliere di ascoltare o meno. Mantenere integra la propria persona per continuare ad accettarsi e rifuggire l’alienazione, è l’unico principio di cui necessitò nella mia vita.

 

© Copyright 1999 Associazione Culturale Artetremila

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