Intervista a Raffaella Milandri

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Intervista a: Raffaella MILANDRI

A cura di Giulio Buonanno  ©  Riproduzione riservata

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Raffaella Milandri

 

Breve biografia

Scrittrice, fotografa e attivista per i diritti umani dei popoli indigeni, Raffaella Milandri è viaggiatrice solitaria ed è stata accolta da tribù nei più remoti angoli di mondo. Dice la Milandri : “Viaggiare non vuol dire visitare luoghi, ma percepire l’animo dei popoli”. L’ autrice si dedica alla scrittura, alla fotografia e ai reportage, intesi come strumento di sensibilizzazione e  divulgazione sul tema dei diritti umani  e delle problematiche sociali.

 

Pubblicazioni:

“Io e i Pigmei. Cronache di una donna nella foresta” (Polaris, 2011),   “La mia Tribù. Storie autentiche di Indiani d’America” (Polaris 2013) e appena uscito “In India. Cronache per veri viaggiatori”  ( Ponte Sisto, 2014)

 

Raffaella Milandri“ autrice del libro “In India. Cronache per veri viaggiatori“  ( Ponte Sisto, 2014)

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Cosa rappresenta per lei la scrittura?

Scrivere è il mio modo più intenso di comunicare. In particolare, mi permette di divulgare i risultati delle mie scoperte nei villaggi più remoti e il mio modo di vivere certe esperienze fuori dal mondo occidentale. Credo che la vita dei popoli indigeni possa essere di profonda ispirazione per chi è vittima del „progresso“.

Cosa l’ha spinta a iniziare a scrivere?

Il fatto di avere delle cose importanti da dire….Ho sempre scritto, fin da bambina, ma è stata la Casa Editrice Polaris che mi ha proposto di tramutare per la prima volta i miei scritti in un libro per il grande pubblico.

 Come è nata la sua passione per la scrittura?

Dalla lettura. Ho letto fin da bambina tantissimi libri e anche fumetti, che hanno alimentato la mia fantasia e il mio spirito di avventura, ma soprattutto i miei sogni.

È molto tempo che si dedica a carta e inchiostro?

Quando avevo dodici anni iniziai a scrivere i miei primi racconti, per lo più fantasy e horror. Poi, durante i miei viaggi, ho sempre avuto con me carta, penna ma anche ausili elettronici per trasformare in ogni momento le emozioni in parole scritte. Credo profondamente che bisogna vivere intensamente prima di avere da raccontare.

Quale difficoltà ha incontrato nel contattare gli editori?

Bene, ho provato tempo fa a propormi come autrice, ma ho trovato un muro dovuto soprattutto alla scarsa volontà di molti editori italiani -i più importanti-di aprire nuove porte e valutare nuovi scritti. Per fortuna poi, i miei viaggi e le mie apparizioni televisive hanno attirato la attenzione su di me al punto di ricevere delle proposte anziché farle.

Come ha scelto l’editore?

Come dicevo prima, la Polaris ha scelto me, e lo stesso vale per Ponte Sisto. Due case editrici serie ed entrambe dedicate, in misura diversa, alla letteratura di viaggio, ma in particolare alle tematiche particolari e „fuori dal coro“.  Ho sempre scartato invece proposte di editori poco „affidabili“.

Ha dovuto aspettare molto per pubblicarlo? 

Ho firmato il contratto per tutti e tre i libri prima di scriverli……. Lo stesso vale appunto per In India. L’editore si è innamorato della storia prima che io la scrivessi.

Qual è stata la scintilla che l’ha condotta a scrivere questo libro? 

In India. Cronache per veri viaggiatori nasce dalla esigenza di parlare del senso del viaggio, del come e con chi. E dell’India: consiglierei a chiunque di passare anche solo pochi giorni in questo meraviglioso Paese che ha tanto da insegnarci. L’India è maestra di vita, non tanto negli ashram quanto nelle strade, nei cortili, nei villaggi sperduti.

 Di solito trae ispirazione da fatti accaduti realmente o è tutto frutto della sua fantasia?

Finora ho sempre raccontato i miei viaggi e arricchito i libri con testimonianze dal vivo ma anche con spunti storici ricavati da archivi. Adesso ho un romanzo nel cassetto. Vedremo….

Come definirebbe il suo libro? 

E’ un racconto estremamente coinvolgente e appassionante, a tratti ironico e divertente: mentre io, la Madame e l’autista Sikh maciniamo chilometri sulle polverose strade indiane, intrecciamo un insolito rapporto, che fa da sfondo a un viaggio avventuroso e costellato di colpi di scena, da Delhi a Calcutta e alle foreste dell’Orissa. La mia mission è raccogliere testimonianze di violazioni dei diritti umani a Niyamgiri, ma l’autista non lo sa e crede che io sia solo una turista a zonzo.

Cosa ritiene più importante in un libro?

La capacità di far immedesimare il lettore, di farlo sorridere e anche commuovere, di portarlo per mano attraverso realtà diverse.

 Perchè ha scelto questo titolo?

 Credo che dia una idea dei contenuti, l’ho scelto insieme all’editore.

 Quanto tempo ha impiegato per portare a termine la sua opera?

 Avevo già gli appunti di viaggio, le foto e tanti filmati; ad assemblare il tutto ho impiegato circa tre mesi, poi ho lavorato col direttore della collana di Ponte Sisto, „Fuori Luogo“ , per rifinire il lavoro. Refusi, e tante piccole cose che vanno sempre curate, nei minimi dettagli. Quello che appare chiaro a me, leggendolo, alle volte non lo è. Per questo è fondamentale per uno scrittore confrontarsi sempre, e adoperare molta autocritica. Scrivere una pagina, o dieci, che siano piacevoli e scorrevoli è un conto, mettere insieme  un libro è un lavoro importante e impegnativo.

Chi è stato il primo a sapere della sua passione e della sua opera d’esordio? Come ha reagito?

Il primo? Mio marito. Ci siamo conosciuti in Australia durante uno die miei viaggi in solitaria, e mi chiese di trasferirmi. Ma io dopo alcuni mesi dissi: „Devo tornare in Italia, a scrivere libri. Per affermarmi devo scrivere in italiano, in inglese non riesco“. Quando ho firmato il contratto per il primo libro, „Io e i Pigmei“ , con Polaris, ha festeggiato con me.

Ha mai inserito tratti del suo carattere nei personaggi antagonisti dei suoi romanzi?

Come dicevo, finora ho scritto libri prettamente autobiografici. Quindi ci sono io al 100%. Nel romanzo che ho nel cassetto, in fase di conclusione, ho inserito in alcuni personaggi emozioni e esperienze tratte dalla mia vita. Non si può descrivere ciò che non si conosce.

 

Oltre a scrivere libri ha qualche altra passione?

Viaggiare e scoprire nuove culture. E poi, se possiamo definirlo passione oltre che impegno, l’attivismo per i diritti umani.

 

Ha un progetto nel cassetto? Può regalarcene un’anteprima? 

Ho due progetti. Il primo è un nuovo libro sui Nativi Americani, con Polaris. Il secondo è un romanzo fantasy-catastrofico, dove profezie antiche e global warming si intrecciano, a creare un nuovo senso della vita legato al mondo antico.

 

Cosa le piace di più? 

Amo l’intelligenza in tutte le sue forme. E la sincerità, la onestà, la semplicità.

 Cosa non le piace? 

Odio la meschinità, le bugie, il non prendersi responsabilità. E non sopporto chi vive i rapporti umani senza cura e attenzione per gli altri.

 C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla? 

Amo le persone semplici e sono fiera di essere una di esse.

 

Quale libro che ha letto negli ultimi anni e che gli è piaciuto di più? 

Mi ha colpito molto Viaggio al termine della notte di Cèline. Un uomo che ha trasformato in parole un inferno.

 Cosa reputa fondamentale nella sua vita? 

Uscire dagli schemi. La società dei giorni nostri ci incasella e ci colloca in ruote da criceti, al punto che spesso non ci si rende conto che esiste ancora il libero arbitrio.

 

 

 

 

 

 

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