Poesie di Gilberto Antinoli

Quando mi offristi le tue labbra di Gilberto Antinoli

Quando la prima volta, all’improvviso,
accarezzandomi mi offristi le tue labbra
che io sfiorai come fossero cristallo
un brivido mi colse, incontrollato,
come luce del mattino e il suo fruscio
si accese cancellando ombre grigie.

Imbarazzate le mie membra e le mie mani,
irrigidite come quercia che non crolla,
diventavano prigione o forse stanza
dalla quale per fuggire io dovevo
concentrarmi e non pensarti, vagabonda,
come l’ansia che attorciglia incontrollata.

Esser prigioniero, non volevo,
di quelle labbra che ingabbiavano la mente

 

 

Orrori ed errori – di Gilberto Antonioli.

dentro salici di pietra
preghiere profumate d’umiltà
e sdegno che vibrava nella quiete
per ricordi di stermini programmati
ed orrori striscianti sugli errori

ritorno di barbarie
per esistenze senza ansie
e senza cippi uncinati, che sorvolano
il cielo delle anime;
desolazione che s’ingorga fra le falci
che uncinano martelli
inutile oppressione
colli di cigni che s’allungano
per sfuggire l’odore della morte
e mani protese:
invocazioni? forse!
ultimi istanti, dignità soppressa
sprofonda nel fango
cadaveri che invocano brividi di pietre
cuori nascosti in antri senza fine
sul fondo del mare il grigio
si fa luce, il bianco delle nubi
rispecchia l’incertezza
sussurri d’emozioni
invoca perdono, un coro
di fanciulli, mentre in lontananza
rumori di cadute
esaltano il perdersi del tempo
mentre nel cielo s’incrociano destini
umanità repressa
il filo della nebbia non cancella
memorie d’un orrore sconosciuto

 

 

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